Ormai è tradizione.
Ogni lustro io e mia madre ci ritroviamo per preparare i cappelletti per Natale.
I 4 anni che ci stanno nel mezzo li passiamo a riprenderci dalla fatica improba.
Le fasi di lavorazione classiche, e quest’anno non ha fatto eccezione, sono le seguenti.
Fase1- preparatoria: Nelle 2-3 settimane precedenti la data designata per l’evento mia madre intervista tutte le note ‘zdore di sua conoscenza, annotando su pizzini le diverse ricette di ripieno, ingredienti segreti, barbatrucchi da esperte. I pizzini si smarriscono nelle borse, ma una ricetta unica prende forma nella testa di mia madre. Unica e irripetibile. Sui cappelletti di mia madre si potrebbe stampare l’annata, come sui vini.
Fase2-la spesa: A fare la spesa si spedisce il garzone di bottega, cioè mio padre.
Fase3-il ripieno: Se ne prepara in quantità industriale. Quest’anno avremmo potuto farcire una mongolfiera volendo. Ma tanto poi molto se ne và in assaggi. “E’ troppo insipido?”
“No, ma secondo te manca di pepe?”
“No, però ci vuole più noce moscata…”
“Oddio, mamma sei sicura che non fosse cannella?”
“Sì, l’ho fatta comprare. E comunque la cannella nelle crocchette ci stava benissimo!”
“Sì, vabbè”
Fase4-la sfoglia: Tiriamo fuori la macchinetta per tirare la sfoglia. “Vedrai si fa in un attimo!”, dice mia madre. Poi ci mettiamo 10 minuti per montarla. Altri 20 in tentativi che producono strisce di pasta bucherellata. “Ok, facciamo a mano.”
Fase5-riempi e chiudi: E’ la fase decisamente più creativa. Il risultato: cappelletti delle forme più svariate e dalle dimensioni crescenti. Gi ultimi sono grandi come dei panettoni. Che dopo un po’ ti rompi le balle di star lì a ripiegare.
“Ma quanti ne dobbiamo fare?”
“Mah, si conta 20 cappelletti a piatto..”
“20??Ma valà, di questi ne bastano 10!”
Domani li mangiamo…Fino al 2015 non se ne palra più.
Buon Natale a tutti!!